• Personalità importanti della storia locale Alimentazione e cucina Casarola

    Argenta Zammarchi di Casarola, la cuoca di Attilio Bertolucci

    A me piaceva molto cucinare, andavo a raccogliere io i funghi per la polenta che preparavo nella mia osteria a Casarola. Facevo tutto in casa: i tortelli, i cappelletti, la pastasciutta. Tutti dicevano che era buono, ma allora c’era anche un po’ di fame.
    Attilio Bertolucci andava matto per i miei tortelli d’erbetta e ricotta, lui diceva: “J’en pur bon!” (Come sono buoni!), parlava in dialetto come noi, era una gran persona! Mangiava anche la cacciatora con lo sformato, fatto con le patate, molto formaggio, due o tre uova, le erbette, se c’erano (erbette del mio orto naturalmente), il tutto cotto nel forno. I tortelli, oltre al piatto preferito di Bertolucci, erano anche la cosa che mi piaceva di più cucinare, ma si facevano solo per i giorni di festa: non c’era mica tanto formaggio allora! Per il ripieno facevo bollire le erbette, poi le strizzavo bene; aggiungevo molto formaggio: più ce n’era meglio era, ma, visto che di parmigiano ce n’era poco, si grattugiava quello di mucca che c’era in casa; poi naturalmente ci voleva la ricotta, premuta nello straccio perché fosse più asciutta; aggiungevo anche un po’ di pane grattugiato (poco), un po’ di sale, pepe e le uova. Erano quelle delle mie galline, ne avevo una decina, le andavo a governare io, giravano libere tutto il giorno e la gente non si arrabbiava: una volta era tutto “comune”. Si stemperava tutto il ripieno, finché non diventava bello sodo. La pasta si faceva con la nostra farina. Si metteva giù il frumento nei campi verso Montebello, si raccoglieva, si trasportava nel sacco sul bnòn (il carro, utilizzato anche per il fieno) al mulino in fondo alla Bratica tra Riana e Casarola e il giorno dopo si andava a prendere la farina, che veniva caricata sul mulo o sull’asino: i miei fratelli avevano il mulo. A casa la se zdasciava con el zdaŝŝ (la farina si setacciava con il setaccio) e la crusca si dava alle mucche. Sul tagliere disponevo la farina, ci facevo un buco e dentro mettevo le uova; la stemperavo con un po’ d’acqua tiepida, poi la tiravo bene a mano: la tiravo il più possibile, non c’era la macchina, c’era solo la canèla (matterello) di legno. Quindi si aggiungeva il ripieno, si doppiava la sfoglia, la si schiacciava bene con le mani e poi con il grilletto si ritagliavano i tortelli. Io li facevo abbastanza piccoli, mi piacevano di più.
    Bertolucci l’era matt pr’i me tordèj (andava matto per i miei tortelli), a volte mandava la donna a prenderli e li mangiava a casa sua: le davo su un asse di legno coperta con una tovaglia, perché io stavo in fondo e lui in cima al paese. Se avevo tempo, lo facevo venire giù e facevamo due chiacchiere, altrimenti gli mandavo i tortelli a casa. Tutti i giorni Bertolucci andava al mulino, lo vedevo passare col cappello largo e due scarponi più grandi di lui, si metteva nel prato a leggere i suoi libri, mi chiamava sempre per salutarmi quando passava: “Coza fèt?” (Cosa fai?) mi chiedeva; parlava come noi, invece la Ninetta “teneva più su le carte”, era più signora, mentre lui era più alla buona.
    [testimonianza di Argenta Zammarchi tratta da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano – Scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

    Informazioni aggiuntive

    Categoria

    Personalità importanti della storia localeAlimentazione e cucina

    Comune

    Casarola

    Indirizzo

    Casarola, Monchio delle Corti

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    Argenta Zammarchi di Casarola, la cuoca di Attilio Bertolucci

    Casarola, Monchio delle Corti
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.