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    fare impresa in montagna tra miele, zafferano e folletti

    L’apicoltura è sempre stata presente sulle nostre montagne, un tempo però le api erano allevate dentro tronchi cavi in cui venivano praticati alcuni fori per permettere loro di uscire e andare sui fiori, tuttavia il problema era che per prendere il miele l’intero alveare doveva essere ucciso. Con l’introduzione delle arnie e dei telaietti si è resa molto più sostenibile l’apicoltura, che non necessita più di uccidere alcuna ape. E’ un mestiere antico ancora vivo sulle nostre montagne e ricco di saperi. Di seguito l’esperienza personale di Erminia Fortini e questo millenario mestiere.

    Sono nata nel 1974 in autunno, a Parma e ho fatto le scuole in città; però metà della mia vita è sempre stata in montagna perché i miei nonni materni erano di Lalatta e i nonni paterni di Trefiumi, quindi tutte le vacanze e il tempo libero li ho trascorsi in montagna. Sono molto legata a questi posti perché li sento miei più della casa in città: qui mi sono sempre sentita libera, da bambina giocavo all’aperto, a nascondino in piazza, senza orari, mattina e sera, senza paura, in libertà. Le scuole e poi il lavoro mi hanno portato a vivere in città, facevo la grafica pubblicitaria e trascorrevo otto ore in ufficio; mi sono resa conto che quella non era la vita che mi apparteneva: mi sentivo un po’ oppressa, nonostante il lavoro mi piacesse perché era creativo. Pochi anni fa, nella primavera del 2014, io e il mio compagno Pier aspettavamo un bambino, questa è stata la spinta decisiva che ci ha fatto cambiare vita: se fossimo rimasti giù avremmo dovuto trovare un asilo, una baby-sitter e il bambino sarebbe cresciuto con qualcun altro nella maggior parte della giornata, mentre in montagna avevamo quattro nonni in pensione. Abbiamo pensato al lavoro da fare qui, soprattutto in relazione a quello che piaceva a me, volevo qualcosa che mi gratificasse. Allora abbiamo ampliato l’attività di apicoltura: il mio compagno aveva a Palanzano una piccola arnia, ma non la sfruttava appieno. Così ho fatto un corso di apicoltura, che mi ha aperto un mondo. Da lì abbiamo acquistato cinque cassette e con la sua esperienza e la mia teoria abbiamo provato a vedere come andava. Ci siamo appassionati, abbiamo aumentato le arnie e iniziato a produrre una piccola quantità di miele. All’inizio c’è stata qualche difficoltà, intraprendere un’attività agricola in montagna è tutt’altro che semplice, a partire dalle stagioni: quassù gli inverni sono lunghi e il risveglio della natura si spinge più avanti rispetto alla pianura; le piante da frutto mostrano le loro prime gemme quando in altri luoghi i fiori stanno già sfoggiando i loro colori. L’anno scorso l’inverno sembrava passato e le mie api, che da poco avevano sciolto il “glomere” in cui si rifugiavano dal freddo, erano già all’opera importando miele nei melari, ma il 25 aprile ci siamo svegliati con il panorama imbiancato… neve! E che freddo! E così tutto si è fermato ancora un po’… finché il sole è tornato a scaldare e la natura ha ripreso a danzare. Quassù dobbiamo essere pazienti, un po’ di più degli altri, e dobbiamo accettare e rispettare i ritmi, a volte capricciosi, della natura. Comunque, non penso che tutto il male venga per nuocere, perché la qualità e la genuinità dei prodotti che otteniamo fa la differenza. Ho fatto una scelta coraggiosa, licenziandomi e rinunciando a ferie, tredicesima e quattordicesima; ma ho deciso di far crescere qui il mio bambino. Vivere quassù è per chi è legato al territorio, è per chi ama questi posti e ci si rispecchia. Spesso è rilassante e divertente, a volte è frustrante e faticoso. Ma il senso di libertà che provo quando sono nel campo con le mani nella terra, il sole della mattina che mi bacia il volto, l’odore dell’erba e il panorama ondulante di montagne, non ha prezzo. E penso: “Buongiorno a tutti, questo è il mio ufficio!”. Potrei scrivere per ore delle belle emozioni che provo ogni giorno: del profumo dolce e intenso del miele e cera che emanano le arnie delle mie api, del ronzio delle loro ali che dopo un po’ che le ascolti, si trasforma in musica, dei magnifici colori della fioritura dello zafferano, della soddisfazione di raccogliere i frutti che per mesi ho curato e coltivato con dedizione. Oltre al miele, abbiamo anche coltivazioni di frutti di bosco e di zafferano a Palanzano e a Lalatta, dove viviamo attualmente. L’intenzione è quella di andare avanti perché questo è un territorio ancora vergine: ci sono molte possibilità da esplorare. L’azienda agricola è quella ereditata da mio nonno Dosi (Duodecimo Fortini), pastore nel comune di Monchio al Ticchiano; ho deciso di chiamarla “Il bafardèl” perché volevo un nome che rappresentasse il territorio: il bafardèl nasce dalle leggende locali, era un folletto dispettoso che si diceva intrecciasse di notte le criniere di cavalli e mucche, ben strigliati, per fare i dispetti.
    [testimonianza di Erminia Fortini tratta da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano” – scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

    Informazioni aggiuntive

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    Comune

    Indirizzo

    Lalatta, 43025 Palanzano PR, Italia

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    fare impresa in montagna tra miele, zafferano e folletti

    Lalatta, 43025 Palanzano PR, Italia
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.