• Luoghi Palanzano

    I partigiani di Isola e la centrale idroelettrica di Isola come luogo strategico anche per gli Alleati

    La resistenza appartiene alla storia della mia famiglia, sia da parte materna che da parte paterna. […] per quanto riguarda la parte di mio padre, entrambi i rami sono coinvolti, sia i Ponticelli che i Boraschi. Mio nonno paterno Giacomo Ponticelli, classe 1923, era il comandante del distaccamento Nadotti, inquadrato poi nella 47^ brigata Garibaldi. Mio zio Alberto Boraschi era comandante di battaglione nell’8^ brigata Julia. Di mio nonno ho un ricordo stupendo, una persona positiva e laboriosa, piena di passioni: il restauro di mobili, la lavorazione della pietra (faceva lo scalpellino), la caccia e gli animali, l’orto. Per quanto riguarda la sua importante storia da comandante partigiano ho personalmente pochi ricordi raccontati direttamente da lui, principalmente perché  morì quando avevo 15 anni ed ero ancora immaturo per certi argomenti, poi perché mio nonno non ha mai raccontato granché della sua esperienza partigiana: non gli è mai piaciuto entrare nei dettagli cruenti della guerra, al massimo riportava qualche aneddoto, tipo quando fecero saltare il ponte della Parmossa, fra Capoponte e Orzale perché volevano fermare i rastrellamenti dei tedeschi nella val Toccana e nelle zone limitrofe. Però ho parlato spesso con mio padre di lui e sono riuscito a mettere insieme qualche pezzo significativo della sua storia. So che a 16 anni, come scalpellino, andò a lavorare per l’impresa Medioli a Gorizia, nelle opere di fortificazione. Chiamato alle armi nel 1941, finì nella zona del Friuli come alpino della Julia, l’8 settembre ’43 era dalle parti di Tarvisio, ma lì cominciò la svolta: la decisione di tornare a casa, anzitutto, e poi la partecipazione alla guerra di Liberazione. Tornò a casa a piedi, per brevi tratti usò le tradotte militari; assieme ad un compagno, un certo Begani, detto “il biondino”, attraversò il Po vicino a Mantova, risalì l’Enza e fece ritorno a Palanzano. Dopo il primo periodo di generale sbandamento e confusione, in cui nessuno sapeva bene cosa fare, se non mettersi in salvo all’arrivo della milizia o dei tedeschi (le persone più attempate si nascondevano in rifugi di fortuna, ad esempio a Isola sopra la centrale idroelettrica, al Canalòn, sotto Vecciatica), i giovani del luogo, tra cui mio nonno, iniziarono a trovare la loro strada. A Isola si formò un gruppo che sarebbe poi diventato il distaccamento
    Nadotti, per impulso di Giuseppe Zucchellini, direttore della centrale di Isola, che aveva una certa formazione e un livello culturale superiore alla media di quei tempi, il padre di Aldo “Ivan”, sergente alpino e fresco reduce della campagna di Russia, meccanico formato nella scuola modenese, primo comandante del distaccamento Nadotti, in ragione della sua maggior maturità ed esperienza, e successivamente dell’intera 47^ brigata Garibaldi. Un’altra figura di riferimento per la formazione dei primi gruppi partigiani è Ennio Bogliani, ex maggiore degli Alpini e rappresentante del CLN, marito della sorella del mio bisnonno Alfonso Boraschi, il papà della mia nonna paterna Alice. I membri del distaccamento Nadotti erano ragazzi perlopiù di Isola, ex militari, in prevalenza alpini, che spesso si ritrovavano a casa del mio bisnonno Michele, mio omonimo, che nel gruppo aveva due figli e parecchi nipoti: Giacomo “Smith” Ponticelli (che dopo “Ivan” assunse il comando del distaccamento), suo fratello Domenico “Pull”, Luigi “Baule” Ponticelli, Giuseppe “Grandi” Ponticelli, Luigi “Clark”Campelli, Giovanni “Folgore” Campelli (morto sul monte Caio il 20 novembre 1944), Alfredo “Rat” Mariotti, Vittorio “Aquila” Bertoli (commissario politico), Ugo “Tom” Mariotti, Faliero “Timocenko” Mariotti, Gino “Tigre” Mariotti, Enzo “Sveglia” Dalcielo, Vittorio “Puma” Battaglioli, Giuseppe “Elius” Rozzi. E poi c’era anche qualche militare sbandato proveniente da altre zone, come Carlo “Nino” Tagliabue, proveniente dalla Brianza. I ragazzi del Nadotti non avevano una grande formazione, avevano fatto la quarta elementare, mio nonno la quinta, quindi si può immaginare quanto fossero politicizzati: erano semplicemente antifascisti, per istinto e perché non ne potevano più; partecipare alla lotta di Liberazione era per loro un modo di mettere fine il più rapidamente possibile alla guerra e un modo per riscattarsi, uscire dalla miseria. A Isola, poi, c’era un luogo chiave, non solo
    A destra Giacomo “Simth” Ponticelli, a sinistra il fratello Domenico “Pull”, al centro il padre Michele
    per i giovani del posto, ma anche per la missione alleata: la centrale idroelettrica. Dotata di vasti e numerosi locali, con una temperatura calda anche d’inverno, ma soprattutto fornita di un collegamento telefonico con le diverse province dell’Appennino, era il luogo ideale anche per il maggiore inglese Charles Holland e il suo vice Michael Tyler, supportati dal capo centrale Giuseppe Zucchellini. Le centrali disponevano di una linea telefonica propria, in tempi in cui i collegamenti erano estremamente difficili e precari, e quella di Isola era in collegamento con Bosco e Marra (nel comune di Corniglio), Rigoso e Rimagna (nel comune di Monchio), Selvanizza (nel comune di Palanzano), Ligonchio, Aulla e La Spezia perché le linee fornivano elettricità all’arsenale militare ai cantieri navali della marina militare. Nella zona c’erano anche altri distaccamenti partigiani, come il Griffith, il Buraldi e lo Zinelli, in cui operava come staffetta Maddalena Madureri di Vairo; segno di una partecipazione tutt’altro che irrilevante dei giovani della nostra zona alla lotta di Liberazione. Dopo il rastrellamento del luglio ’44 si cercò di dare un maggior ordine ai distaccamenti, inquadrati nella 47^ brigata Garibaldi, operante nell’est Cisa, di cui divenne comandante “Ivan”, ed è a quella fase che risale l’ingresso nel distaccamento di Leonardo “Nardo” Tarantini, ex ufficiale di lungo corso, che divenne poi comandante della divisione Ottavio Ricci e strinse subito una grande amicizia col comandante “Smith”, mio nonno. Il futuro presidente dell’ANPI di Parma scriverà poi, in un articolo di giornale che mio padre Alfonso conserva gelosamente: “Da lui e dai suoi uomini, dalla loro partecipazione collegiale, dalla loro disciplina non imposta ma scaturente dall’interno come necessità, appresi indelebilmente i termini, i fattori della democrazia operante: una lezione che mai dimenticherò”.
    Il distaccamento Nadotti, che il 25 aprile era uno dei tre distaccamenti composti interamente da giovani della montagna, prevalentemente di Palanzano (assieme al Ferrari, comandato da Ennio “Aramis” Torri e al Folgore, comandato da Pietro “Jan” Montali), operava non solo nel ristretto raggio Isola-Palanzano, ma anche nei comuni di Neviano, Traversetolo e Monchio, tanto è vero che mio nonno venne ferito, nell’autunno del ’44, a Lupazzano (frazione di Neviano). Si stava spostando in moto con un partigiano, comandante del primo battaglione comando di Traversetolo, Cesare “Gim” Sarti e vennero colpiti da una fucilata che ferì “Smith” al braccio e bucò il polmone a “Gim”. Dopo un paio di chilometri caddero in una scarpata, vennero soccorsi da una famiglia contadina del luogo e trasportati nell’ospedale partigiano che aveva sede a Neviano, qui vennero curati da Camilla Ferrari, sorella di Giacomo “Arta” del Comando Unico, una maestra elementare che faceva anche l’infermiera.
    Un altro parente partigiano, di cui conservo i documenti, è Alberto “Cosimo” Boraschi, fratello di mia nonna Alice, il cognato di “Smith”. Era comandante di battaglione nella 8^ Julia, era repubblicano, ma anche lui senza tessera di partito, cresciuto, come “Smith” e gli altri, alla “scuola” del democratico Bogliani. I miei parenti partigiani, ma in generale la maggior parte di quelli che facevano parte delle formazioni operanti in zona, nel dopoguerra si sono schierati su posizioni laiche e di sinistra, anche se molti di loro non hanno preso tessere di partito neanche dopo. Durante la Resistenza quel che più contava, e qui si toccava davvero con mano, era l’unità antifascista. A dirla tutta, c’era anche qualcuno che nel Ventennio era stato fascista, ma più che altro per ragioni di sopravvivenza: un rimprovero costante di Alberto Boraschi a suo padre Alfonso era quello di aver preso la tessera del Fascio, ma forse era inevitabile: aveva dieci figli e avere la tessera era l’unico modo per procurarsi il pane. Ma quando a Palanzano, con delibera dell’11 ottobre ’44, si insediò l’amministrazione comunale provvisoria che doveva rappresentare le forze politiche del CLN, quella in cui Domenico “Amleto” Boraschi era assessore anziano, Alfonso Boraschi figurava tra i consiglieri: forse anche grazie al comandante “Cosimo” aveva scelto con maggior coraggio da che parte stare.

    [testimonianza di Michele Ponticelli tratta da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano – Scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

    Informazioni aggiuntive

    Categoria

    Luoghi

    Comune

    Palanzano

    Indirizzo

    centrale idroelettrica di Isola, Palanzano

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    I partigiani di Isola e la centrale idroelettrica di Isola come luogo strategico anche per gli Alleati

    centrale idroelettrica di Isola, Palanzano
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.