• Musica e spettacolo

    Il Coro Due Valli: origini della corale che unisce Val Cedra e Val Parma

    È proprio nelle osterie e nelle strade che è nata la prima Corale di Monchio, antenata del Coro Due Valli, in cui canto oggi. Come mi ha raccontato Gino Mansanti, testimone degli esordi della Corale e suo primo direttore, nell’immediato dopoguerra i giovani si ritrovavano volentieri, alla sera, nelle strade e nei locali pubblici per raccontare le proprie avventure nelle più lontane zone di guerra e quella era l’occasione per intonare qualche canzone, legata magari al corpo militare di appartenenza, in prevalenza quello degli alpini. La partecipazione della popolazione era tale che spesso, nella bella stagione, anche dopo una giornata di lavoro, gruppi di giovani e non più giovani, oltreché di donne, nelle località di Trecoste e della Valle si rispondevano a vicenda tra gruppi di cantori. C’era un clima di serenità e di ritrovata armonia, mischiato ad un forte sentimento religioso. Il primo a dare un’organizzazione al gruppo spontaneo di cantori fu don Giuseppe Cagna, che assegnò ai diversi componenti le rispettive parti, in modo da poter eseguire una messa cantata a tre voci dispari, due maschili e una per donne e bambini. La prima prova, eseguita durante la festa di San Giuseppe in una chiesa gremita di gente, diede grande soddisfazione alla Corale e da allora la messa cantata divenne una costante nelle occasioni speciali. I più assidui componenti di questo primo gruppo erano: Guglielmo Mansanti, Tino Schianchi, Corrado Trapassi, Guido Trapassi, Giovanni Rozzi, Franco Trapassi, Margherita e Rosina Mansanti, Giacomo Rozzi e Peppina Battaglioli.
    Nel 1955 a Mossale di Corniglio la Corale partecipò al “Festival della canzone popolare”, di ambito provinciale, ricevendo il sostegno di un altro parroco, don Amedeo Cavatorta, e venne rafforzata dalla partecipazione di residenti nelle frazioni, soprattutto di Rimagna, Pianadetto e Trefiumi, i quali – non essendoci mezzi di trasporto – si recavano alle prove nella chiesa di Monchio e poi rincasavano a piedi. Nonostante le difficoltà e l’imminenza del concorso, la Corale, supportata dalla Società Alpinistica Tridentina che regalò al giovane Gino Mansanti la “Raccolta di canti della montagna”, scelse i brani da presentare – “Paganella”, il brano popolare “La domenica andando alla messa”, la canzone alpina “Monte Canino” e infine “La Dosolina” – e si mise al lavoro provando tutte le sere. Il viaggio verso Mossale fu un’avventura: la strada che attualmente collega Monchio con Corniglio era in costruzione, mancava il tratto da Casarola a Riana, oltre al ponte sul fiume Bratica. Perciò fu necessario scendere a Capoponte per poi risalire. Il mezzo di trasporto era il “Leoncino” di Guglielmo Mansanti, sul cui cassone erano state sistemate delle panche per ospitare tutti i cantori. La strada era ghiaiata e piena di buche: i cantori che scesero dal mezzo a Mossale sembravano tanti mugnai. L’esibizione sul palcoscenico tuttavia non ne risentì, anzi: la Corale di Monchio ottenne il primo premio, che consisteva, oltre che in una classica coppa, in un agnello, il quale venne presto sacrificato in una allegro pranzo collettivo.
    La Corale che si distinse a Mossale era composta da: Tino Schianchi, Guglielmo Mansanti, Corrado Trapassi, Guido Trapassi, Donato e Giovanni Lazzari, Giovanni e Giacomo Rozzi, Bruno Bernardini, Giuliano Canetti, Giacomo Vicini, Pietto e Carlo Mavilla, Osvaldo Guatteri, Adriano Mavilla, don Amedeo Cavatorta, Gino Mansanti, e diversi altri componenti che si avvicendarono con minor frequenza.
    Negli anni successivi, la Corale partecipò al 3° Festival della Canzone popolare di Mossale (3 maggio 1956) classificandosi terza e nel 1957 presentò, fuori concorso, brani eseguiti da voci bianche, i bambini della scuola elementare, grazie alla collaborazione della maestra Zambonini.
    Negli anni Sessanta l’attività del coro si interruppe: erano gli anni del boom economico, del trasferimento in città per motivi di lavoro e di spopolamento della montagna.
    Io allora ero un ragazzo e mi piaceva cantare, giocare a pallone e ballare. A cantare ho iniziato in seminario, là avevamo il maestro, e poi non ho mai smesso; certe volte ci trovavamo in osteria con Giacomino Rozzi, cantavamo l’inno nazionale e molte altre canzoni. Allora nei bar cominciavano ad entrare i primi juke-box, d’estate era un divertimento aspettare i villeggianti e poi ballare tutti assieme. Il bello era che uno metteva la canzone che gli piaceva e si andava avanti per ore; si ballava quasi tutte le sere.
    La Corale a Monchio è rinata a metà degli anni Settanta, per impulso di alcune persone della zona, una trentina di elementi tra cui io, e anche grazie al marito della farmacista di allora: si chiamava Monti, era un tenore molto esperto, aveva cantato anche con la Callas. Lui era bravissimo a cantare, ma non a dirigere, così abbiamo chiamato don Giovanni Lottici, un prete di Rigoso, che ci ha diretto fino agli anni Ottanta. In realtà eravamo una formazione spontanea, non ci eravamo dati un nome, non avevamo una divisa.
    Nell’80 invece siamo diventati un coro a tutti gli effetti, la Corale di Monchio delle Corti, a voci pari. Fondamentale è stato l’aiuto di don Evio Busani, che ci dirigeva e ci metteva a disposizione la canonica per le prove il sabato sera, e di don Pietro Viola, che aiutava nell’armonizzazione dei brani. Questi appartenevano alla tradizione popolare, erano canzoni che si cantavano all’osteria, come ad esempio “Sei bella, sei splendida”, “Bell’uccellin del bosco”, “La bella giardiniera”, “Ciavarìn”, “La rondinella”. Nel frattempo io vivevo a Parma, venivo su al sabato per le prove, tranne quando ero a Milano: in quel caso partivo il venerdì sera.
    Dopo qualche mese, abbiamo debuttato in manifestazioni itineranti nelle diverse frazioni di Monchio. I brani erano di carattere popolare e religioso, visto che ci esibivamo anche durante le celebrazioni della messa.
    In questi anni la Corale ha preso parte a varie manifestazioni in provincia e nel marzo 1984 ha partecipato ad una serata a Roma con gli Strajé pr’al mond di Parma, in occasione della quale si è esibito anche il gruppo comico dialettale “La Fésia” di Monchio. È stata una straordinaria occasione di festa, una trasferta di tre giorni di cui abbiamo approfittato anche per visitare la Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani.
    Il coro era soprattutto un modo per trascorrere del tempo insieme e divertirsi. Un sera alle prove è entrato Maĝètt (Renzo Cecchi) con alcune righe scritte di suo pugno dedicate ad ognuno di noi: “Stanòta – ha esclamato – gh’ò avù ’n’ispirasiòn e v’ò fatt i ragg a tuti” (Stanotte ho avuto un’ispirazione e vi ho fatto i raggi a tutti). Rivolgendosi ai parroci don Evio e don Pietro, aggiunse: “L’ho fatto in latino, nel mio latino, che si capisce, non nel vostro, in cui non si capisce niente”. E giù tutti a ridere.
    Ecco alcune di quelle icastiche descrizioni: Claudio Lazzari: tardivus semper; Riccardo Sandei: tempus permettendum; Dionigi Ferrari: sperticatus nocem; Gino Malmassari: spiritus malignum natus; Alberto Schianchi: magnum totum; Roberto Mavilla: espertibus Benitus; don Evio Busani: ovus pasqualis surprisis; Corrado Mansanti: cordis mollis.
    Fino alla metà degli anni Ottanta abbiamo continuato ad esibirci, ad arricchire il nostro repertorio e ad affinare la tecnica del canto, un percorso culminato con l’esibizione alle Fiere di Parma “Quota 600”.
    Quando don Evio Busani se n’è andato, nel 1985, ci siamo uniti alla corale parrocchiale di Palanzano, diretta da Paolino Boraschi, fin dal dopoguerra. È nato così il Coro Val Cedra di Palanzano e Monchio, a voci dispari.
    Nell’estate del 1994 è nato l’attuale Coro Due Valli, in seguito alla fusione del Coro di Beduzzo con la Corale Val Cedra. Il nome vuole sottolineare idealmente l’unione fra la Val Cedra e la Val Parma. Oggi il coro è formato da coristi provenienti dai comuni di Palanzano, Monchio delle Corti, Tizzano Val Parma e Langhirano.
    [testimonianza di Paolo Barlesi tratta da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano – Scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

    Informazioni aggiuntive

    Categoria

    Musica e spettacolo

    Comune

    Indirizzo

    Monchio delle Corti

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    Il Coro Due Valli: origini della corale che unisce Val Cedra e Val Parma

    Monchio delle Corti
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.