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    La resistenza e l’amore alle pendici del Monte Caio: la storia del partigiano “Topo”

    Io porto la storia di mio nonno materno Bruno Schianchi, classe 1920, nato a Langhirano, a cui io ero legatissima. Purtroppo è morto quando io ero poco più di una bambina e, come il nonno di Marco, non amava per niente parlare del periodo della guerra, del partigianato: mi dispiace perché da lui ho avuto poche informazioni, dunque tengo molto care tutte le testimonianze che sono riuscita a raccogliere, come questi scritti, queste lettere, questi documenti.
    Lui era arruolato nell’esercito, nella divisione fanteria Isonzo e aveva partecipato a diverse campagne militari, come quella italo-jugoslava. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, scappò da Novo Mesto (Slovenia), attraverso San Pietro del Carso, verso il confine italiano, scoprendo, come scrisse il capitano Lucente nel diario di quegli anni dedicato a mio nonno, che “l’esercito italiano era tutto nelle loro condizioni, sbandato, sfinito, distrutto”.
    Dopo un lungo viaggio, mio nonno riuscì a tornare a Langhirano e il 1° giugno 1944 entrò nelle formazioni partigiane, precisamente nel distaccamento Sambuchi, battaglione Cavestro, della 143^ brigata Garibaldi, col nome di battaglia “Topo”. Qualche anno fa, del tutto inaspettato, è capitato a casa di mia mamma a Lalatta un signore anziano, Renato Lori, il partigiano “Crick”, che era stato compagno di mio nonno ed era venuto a consegnarle di persona il libro che aveva scritto “C’era un ragazzo… un partigiano”. È stato un momento molto toccante, ancora adesso a ripensarci mi commuovo. Mio nonno combatté nella zona del monte Fuso, a Scurano, nei dintorni di Lagrimone e poi sul monte Caio. Si trovava lì a luglio, nei giorni dell’“operazione Wallenstein”: fu colpito e si salvò grazie ad un ragazzo di Madurera, Pietro Manici, che mi piacerebbe tanto riuscire a rintracciare. In
    proposito vorrei leggere questa dichiarazione che mio nonno scrisse tempo dopo, ricostruendo quegli avvenimenti. “Il sottoscritto Bruno Schianchi di anni 45 dichiara quanto segue: nell’anno 1944 il sottoscritto nella sua qualità di partigiano del distaccamento ‘Cavestro’, col nome di battaglia ‘Topo’, il giorno 1 luglio in occasione del tristissimo rastrellamento tedesco, in località ‘Boschi della Val Bardea’ nel comune di Tizzano, parrocchia di Madurera, incontrò il ragazzo quindicenne Pietro Manici di Madurera ed a lui affidò, data la giovane età e quindi la maggior facilità di riuscita, il compito di andare a prelevare nella stalla del colonico di proprietà sig. Moretti Stefano in Madurera, un fucile mitragliatore e munizioni abbandonate dai partigiani, non appena si ebbe sentore dell’avvicinamento delle forze armate tedesche. Nonostante che i Tedeschi fossero già arrivati in paese ed avessero già compiuti atti di violenza su donne, il Manici riuscì nell’impresa e ciò si risolse in un bene per il paese, perché il ritrovamento di armi avrebbe provocato la reazione tedesca (uccisioni e incendi) come era già avvenuto per le altre frazioni limitrofe. Dopo la consegna delle armi al sottoscritto, il Manici rimase presso il distaccamento partigiano potendo essere utile per altri servizi. Infatti il sottoscritto il 7 luglio successivo, insieme ad un gruppo dei suoi uomini, sul Monte Caio presso il monumento a Bocchialini, poté sperimentare il coraggio ed il disinteresse del Manici. All’alba di tale mattino, il Manici svegliò il gruppo dormiente dei partigiani [avvertendo] che dal cornigliese era in arrivo un gruppo di Tedeschi: cominciò la sparatoria ed il Manici porgeva i proiettili al sottoscritto che come caposquadra usava il fucile mitragliatore con cui uccise due o tre tedeschi e altri ne ferì. Senonché un colpo tedesco colpì il sottoscritto e lo ferì all’anca (per cui percepisce regolare pensione di guerra): il Manici, facendo uso della sua forza eccezionale, trascinò lo scrivente a valle sino in un anfratto naturale del monte, dove lo nascose, per correre poi a chiedere aiuti. Fu così che lo scrivente poté essere curato ed essere salvo dai Tedeschi, per merito del Manici. Consta pure allo scrivente che il Manici si prestò successivamente in favore dei partigiani nella zona di Scurano e Val Toccana. A richiesta dell’interessato, il sottoscritto rilascia la presente dichiarazione con animo grato, avendo trovato nel Manici un vero amico. Con il sottoscritto altri partigiani, testimoni dell’operato del Manici, come sopra è stato esposto. In fede, Parma, 20 febbraio 1965, i testi.” Trasportandolo giù dalle pendici del Caio, questo ragazzo salvò la vita a mio nonno. Qui ci sono alcuni documenti riguardanti il suo ferimento, il primo firmato dal comandante della divisione partigiana, Leonardo “Nardo” Tarantini, l’altro – del 23 aprile 1945, due giorni prima della Liberazione – dal medico che lo curò. Da qui il racconto prende una piega diversa perché da storia di guerra diventa storia d’amore. Mio nonno era ferito, impossibilitato a muoversi e il mio bisnonno, papà di mia nonna Rita, l’aveva trovato e andava tutti i giorni a curarlo, a medicarlo,
    a portargli da mangiare e da bere: era un uomo molto generoso e altruista, una persona di buon cuore. Senonché alcune persone del paese, simpatizzanti dei fascisti e dei tedeschi, l’avevano scoperto e quindi i fascisti l’avevano minacciato dicendogli che se l’avessero sorpreso di nuovo ad andare verso il Caio l’avrebbero fucilato. Il mio bisnonno non voleva lasciare questo ragazzo a morire da solo, allora ci mandò sua figlia, mia nonna Rita, che era una ragazza anche lei e destava meno sospetti. Mia nonna ci teneva molto, mi avrà raccontato questo episodio miliardi di volte, lo raccontava a tutti: andava al Caio a portare da mangiare al partigiano ferito, un giorno, poi un altro e un altro ancora, finché lui le chiese: “Rita, em dev un bèz (mi date un bacio)?”, perché lui parlava il dialetto di Parma. E mia nonna sostiene di aver esclamato, splendida: “Oh sì che v’al dagh (Oh sì che ve lo do)!”. Si sono baciati e dopo, quando è finita la guerra, si sono sposati. È una storia che ha avuto un lieto fine.

    [testimonianza di Erminia Fortini tratta da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano – Scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

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    Monte Caio

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    La resistenza e l’amore alle pendici del Monte Caio: la storia del partigiano “Topo”

    Monte Caio
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.