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    La Via del Sale: commercio e contrabbando, tra storia e leggenda

    quest’antica via medievale, che si snoda lungo il confine tra Liguria, Toscana ed Emilia, non è da considerarsi come un unico sentiero, ma come un reticolo di stradine strette e tortuose, disseminate di sassi, dette “mulattiere”, percorse a piedi o con carri trainati da buoi, asini o muli, da cui deriva il nome. Era la via dei pellegrini, dei commercianti e dei contrabbandieri, coincideva con la via dei Linari ed era una variante della più famosa via Francigena. Di sale qui non ce n’era, perciò veniva importato dalla Liguria e dalla Toscana, ma costava caro perché era gravato dalle tasse. A Rigoso, la prima corte vescovile nei feudi del vescovo di Parma, c’era la dogana e i mercanti che trasportavano a dorso di mulo il sale che avevano scambiato coi loro prodotti (soprattutto castagne e formaggio), dovevano pagare dazio, di cui beneficiava, appunto, il vescovo di Parma, feudatario di quelle terre. Allora i mercanti delle nostre montagne, non potendo rinunciare a questa preziosa sostanza, indispensabile per la conservazione dei cibi, per evitare di pagare le tasse alla dogana, si spostarono sui valichi e divennero sfruzìn del sal, contrabbandieri di sale. Il fatto che si trattasse di percorsi impervi e faticosi – soprattutto per chi doveva trasportare sacchi di sale pesantissimi – è testimoniato anche dai toponimi, come quello del monte Malpasso, a nord del Lago Verdarolo. Sul sentiero di crinale che dal monte Malpasso conduce al monte Bocco c’è poi un passo “dedicato” proprio ai contrabbandieri di sale, il Pass di Salarìn, una conca situata appunto tra il monte Piturina, dopo cima Canuti, e il monte Bocco.
    C’è un aneddoto significativo legato agli sfruzìn, i contrabbandieri di sale, che continuarono a trasportare clandestinamente la preziosa sostanza, percorrendo questo impervio itinerario, chiamato tuttora dai vecchi “senter del sal”, che dalla saline della Toscana arrivava alla Val Cedra eludendo la dogana. Quando un decreto di Napoleone abolì i feudi (1805) e il territorio delle Corti di Monchio entrò a far parte del ducato di Parma, governato da Maria Luigia, queste figure ambivalenti, un po’ alla Robin Hood, continuarono a portare avanti i loro commerci. Si racconta che, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, si fosse formata nel monchiese una società di contrabbandieri di sale, composta da tre coppie di fratelli di Monchio, Ceda e Lugagnano e da un individuo di Rimagna. Dei componenti della banda si tramandano solo i tre più celebri, noti attraverso i soprannomi di Geremia (il capo), el Ross e il Burìn. Questi reclutavano, di volta in volta, degli spalòn, garzoni occasionali che trasportavano a spalla il sale attraverso i monti. Durante una di queste traversate, la banda, scendendo dal Malpasso, fu sorpresa dalle guardie del ducato di Parma, nei pressi del Lago Verdarolo. Si racconta che, quando le guardie intimarono la resa, Burìn, posato il sacco di sale, avvicinandosi, fece finta di offrire loro dei soldi e invece le disarmò con destrezza, mentre i suoi complici le spinsero nel lago, dove affogarono nel giro di pochi minuti. Altre guardie che erano nelle vicinanze accorsero, inseguendo inutilmente i contrabbandieri che fuggirono nei boschi. Alcuni di loro, dopo diversi giorni di latitanza, sfuggirono alla cattura emigrando in
    Corsica, in Sardegna, in Algeria. Altri, invece, si rifugiarono Trefiumi, dove abitava un ricettatore ricco e potente che, dopo aver ascoltato le loro vicende, decise di aiutarli fornendo loro un alibi inattaccabile, approfittando del fatto di essere l’unico in paese a possedere un orologio. Quando gli sfruzìn arrivarono in paese mancava pochissimo a mezzogiorno, lui non ci pensò due volte: mise indietro le lancette dell’orologio di un’ora e fece suonare le campane; le persone accorsero e il ricettatore, dopo aver fornito una scusa per averle radunate, non mancò di far notare sia l’orario (le undici, appunto) sia la presenza dei contrabbandieri. Nessuno dei presenti si rese conto, sul momento, d’essere vittima di un imbroglio, o forse tutti vollero tacitamente schierarsi dalla parte degli sfruzìn del sal, considerati, in fondo, più benefattori che fuorilegge. Sta di fatto che tutti tacquero anche quando le guardie, sopraggiunte qualche tempo dopo, raccontarono alla popolazione che gravi fatti di sangue erano accaduti, quel giorno, sui monti, intorno alle undici. Benché gli “ospiti” dello scaltro ricettatore fossero chiaramente additati come i principali sospettati, le guardie non poterono intervenire perché tutti i paesani testimoniarono che, all’ora da esse indicata, i sospettati si trovavano nella piazza del paese: ne era garante l’orologio del ricco signore che, unico esemplare esistente, non poté essere contraddetto, e salvò così i contrabbandieri dalla pena capitale.

    [testimonianza di Vanes Bacchieri Cortesi tratta da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano – Scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

    Informazioni aggiuntive

    Categoria

    Mercato o commercioRaccontoLuoghi

    Comune

    Indirizzo

    lago Verdarolo, Monchio delle corti

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    La Via del Sale: commercio e contrabbando, tra storia e leggenda

    lago Verdarolo, Monchio delle corti
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.