• Natura / Paesaggio Lavoro Racconto

    parmigiano reggiano di montagna e dintorni

    Per mia sfortuna sono nato – il 18 febbraio 1951 – in una famiglia di contadini e così ho preso la passione per le bestie, pecore e mucche. Ho fatto il pastore per un lungo periodo. Poi, visto che non si trovava moglie a fare il pastore, alla fine degli anni Sessanta ho venduto le pecore e ho messo su le mucche. Da contadino è andata un po’ meglio, mi sono poi sposato nel ’77. A sei anni – allora i bambini non erano così seguiti – mi mandavano dietro le pecore, non troppo lontano da casa – la mia casa natale era alla Valle – ; mentre a dodici anni ho cominciato ad andare alle Braglie, i prati sopra Ballone, da solo, a cavallo, ma avevo paura per via della vèja (la veglia). Di sera, nelle stalle, i vecchi si trovavano e raccontavano storie paurose, io ero piccolo, ma me le ricordo bene, dicevano che nel tal posto ’s ghe vdeva: si vedevano (creature misteriose), nel tal altro ’s ghe sentiva: si sentivano (voci misteriose) e io avevo il terrore. Alle Braglie avevo due maiali da accudire, ma io avevo paura ad entrare in questa casa nei prati, tutta annerita dal fumo, tetra; allora invece di entrare in casa a scaldare l’acqua, la lasciavo al sole un’oretta, anche se non si scaldava molto; poi prendevo il cavallo e arrivavo al valico, quando vedevo il paese mi tranquillizzavo. A tredici anni mi era passata un po’ la paura, ho cominciato a mungere le pecore e a fare il formaggio. D’estate andavo su alle 7 di mattina e scendevo alle 7 di sera; in terza media, a primavera, andavo a scuola un giorno sì e uno no, ho fatto così dal mese di marzo fino a giugno, anche perché la scuola proprio non mi piaceva. Poi ho continuato con questa vita, fino a quando ho pensato di cambiare e ho messo su le mucche e allora ho trovato moglie, ma non del posto, perché quelle del posto non ti vogliono: sono dovuto andare in Francia per prender moglie. Prima lavoravo nella stalla dei miei alla Valle, poi, nel ’78 ho costruito la stalla che ho tuttora, assieme a mio fratello Lorenzo, a Monchio, all’inizio del paese. È abbastanza grande, abbiamo un centinaio di mucche, mio fratello le distingue tutte e di ognuna sa il nome, io non ho questa pazienza. Sistemata la stalla, poco dopo ho costruito lì vicino anche la casa dove abito, per essere comodo al lavoro. A quei tempi si portava il latte al caseificio “Ponte romano” di Ponte di Lugagnano; poi siamo passati alla “Montanara” di Lugagnano Superiore e oggi alla “Latteria sociale Val d’Enza” di Vairo, di cui sono presidente. Sono undici le stalle che attualmente vi portano il latte: Arnaldo Lazzari di Pianadetto; Lelia Moretti di Monchio; io e mio fratello Lorenzo di Monchio; Paolo Barili di Trevignano e Angelo Berini di Palanzano, soci dell’azienda agricola “la Gesa” (che produce il parmigiano biologico di sola razza bruna); Manuel Pini di Ranzano; Gian Paolo Begani di Selvanizza; Francesco Barbieri di Vaestano; Franco e Pierino Babboni di Vaestano; Ivan Bacchieri di Vairo; Roberto Berini di Vairo (che produce il parmigiano biologico); Roberto Compari di Valcieca. Alla Latteria lavorano il casaro Tiziano Salavolti con la moglie Barbara Riccò, sono bravissimi; li aiutano Mohamed del Marocco, Massimo di Castagneto e Simone di Ramiseto, il più giovane della squadra. A Parma ci vado cinque, sei volte all’anno, non di più: appena vedo un semaforo comincio a star male. Vado un po’ di più a Langhirano, ma la verità è che io sto bene qua: ho le mie mucche, a dir la verità ormai mi sono un po’ stancato, ma quando sei lì ti rilassi, non hai nessuno a stressarti; se sono un po’ in crisi mi metto a suonare o a ascolto De André e mi passa. […] Quando ero un giovane pastore squattrinato, andavo a vendere la ricotta che producevo alle Braglie alle persone di Ballone, arrivavo a cavallo e mi facevo ammirare; coi soldi ricavati compravo le nazionali: buone! Poi ho allargato il mercato e avevo abbastanza soldi per andare al bar dall’Inia Grassi, sempre a Ballone, a bere l’aranciata e la gazzosa.

    Io sono nato nel 1948 a Monchio. Da ragazzo ho sempre avuto la passione per le bestie, in particolare per le mucche. Fino all’età di dieci anni abitavo da mia zia, perché mia mamma è morta quando avevo un anno; poi sono andato da mio papà che faceva anche il calzolaio; mungevo e andavo al pascolo: la mia vita da ragazzo era quella. In seguito, oltre a fare il contadino, ho aiutato mio fratello che aveva la macelleria [è ancora in piazza a Monchio]. Poi sono andato a Milano nel ’66 e ho lavorato per poco tempo in un’industria chimica, ma ho dovuto smettere perché ero allergico alle sostanze. Nel ’70 ho iniziato a lavorare in banca, prima a Milano, per quattro anni, poi a Parma. Nell’80 con mia moglie mi sono trasferito a Monchio, pur continuando a lavorare in pianura, facevo il pendolare, anche se non era comodissimo; nel frattempo ho deciso di mettere su le bestie, con l’aiuto di mia moglie Lelia, perché un solo lavoro non era sufficiente! La titolare dell’azienda, fin dall’inizio, è sempre stata lei, io l’aiutavo: mi alzavo presto al mattino, andavo a lavorare in banca a Parma e quando rientravo a Monchio, la sera, andavo nella stalla. Da allora abbiamo continuato fino adesso perché è la mia, la nostra passione, non certo per tornaconto. Abbiamo una decina di mucche, nella piccola stalla che ha costruito mio nonno ai primi del Novecento: a parte la mungitrice elettrica, è rimasto tutto com’era. All’inizio il latte veniva conferito al caseificio di Ponte di Lugagnano, ora invece, come tutti i produttori di Monchio e Palanzano, lo portiamo alla “Latteria sociale Val d’Enza” di Vairo, dove si produce parmigiano-reggiano di montagna. Mentre con il latte delle mucche che hanno appena partorito – che non si può portare al caseificio – produciamo del formaggio per conto nostro. Anche quando lavoravo a Parma, durante il fine settimana ero sempre su, le ferie le ho fatte sempre qui; ho provato ad andare al mare ma non mi piaceva. Dal 2002 ho smesso di fare il pendolare e mi sono trasferito definitivamente a Monchio perché avevo la passione per la stalla e per le bestie e poi c’era il Coro Due Valli, l’altro mio grande amore. Ho fatto l’inverso degli altri: loro andavano giù, io sono tornato su, per provare a costruire qualcosa. Il mio ambiente è questo, l’obiettivo è quello di cercare di mantenere il territorio, che è perfetto così com’è.

    [testimonianze di Ezio Rozzi e di Paolo Barlesi tratte da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano” – scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

    Informazioni aggiuntive

    Categoria

    Natura / PaesaggioLavoroRacconto

    Comune

    Indirizzo

    44, Via Localita' Vairo, Palanzano, PR 43025

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    parmigiano reggiano di montagna e dintorni

    44, Via Localita' Vairo, Palanzano, PR 43025
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.