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    Rastrellamento, deportazione, fughe tra terrore e strategie di sopravvivenza (Monchio-Trefiumi)

    Mio zio Igino Priori, il marito della sorella di mia mamma, assieme a Celso Mistrali e Domenico Ricci, era stato catturato durante il rastrellamento del luglio 1944: li avevano radunati davanti al municipio di Monchio, dicendo che non avrebbero fatto niente e invece li avevano deportati in Germania, prima a Dachau e poi a Buchenwald. C’era un altro sul treno che, arrivato sul Po, è riuscito a saltare e si è salvato; mio zio invece è stato in Germania un anno. È tornato a casa magro come le vacche di Lazìn, mi raccontava che là non c’era da mangiare, allora lui e i suoi compagni andavano in cucina, dove buttavano le bucce di patate, le recuperavano e si nutrivano di quelle, non avendo nient’altro; se qualcuno prendeva un topo mangiavano anche quello. Se et tochesa Buchenwald ti meng anca te (Se ti toccasse Buchenwald li mangeresti anche tu)! Mentre di giorno, per non far fatica e non consumare energia, si infilava dentro dei tubi e dormiva tutto il tempo, si è salvato così. Quando è tornato non aveva più i documenti, ma soltanto un’immagine di San Rocco nel taschino e sulla schiena i segni delle frustate, era molto malato. Quando li hanno deportati, lui era già sposato; invece Ricci era giovanissimo, avrà avuto sedici anni, poi è andato a Roma, faceva il granatiere. Sono riusciti a tornare tutti e tre.

    Sempre sul rastrellamento di luglio, Sergio Vicini mi ha raccontato che avevano catturato tre giovani pastori di Trefiumi, Giovanni Sandei (mio suocero), Giuseppe Sandei (Bepòn) e Giacomo Fortini (Mimmi) al Lago Verde. Li avevano portati con le loro greggi a Viadana, dopo qualche giorno avevano tenuto le pecore, mentre i tre giovani erano stati rilasciati ed erano tornati a casa a piedi. Nel frattempo, però, al paese era giunta la notizia che avevano ucciso tre persone in Lunigiana, così le mamme dei tre pastori erano partite per andare a riconoscere i cadaveri: fortunatamente non erano quelli dei loro figli.
    Un’altra testimone del rastrellamento – e qui mi collego a quello che diceva Ezio sulla deportazione in Germania – è la mia vicina di casa Laura Rinaldi, la quale ricorda molto bene il 2 luglio 1944, il giorno in cui i tedeschi portarono via suo padre Lino e suo zio Giacomo. Se lo ricorda bene perché era il giorno del suo settimo compleanno e la zia Ninì le aveva preparato una torta pan degli angeli, riuscendo a procurarsi lo zucchero nonostante le difficoltà della guerra. Laura ricorda che i nazifascisti li avevano portati via dicendo di non preoccuparsi, di prendere su un asciugamano e un po’ di sapone, che era solo un controllo, invece li avevano portati in Germania, con il bestiame. Avevano rastrellato di tutto, pecore, galline, mucche, le avevano radunate nella piazza del paese e poi messe al “Baraccone”, un capannone sopra l’Acquarola, all’inizio del paese. Lei ricorda nella sua mente di bambina quella notte in cui risuonavano i belati e i muggiti, i lamenti delle bestie: questo momento le è rimasto molto impresso e si può ben capire perché. Lino e Giacomo Rinaldi, assieme ad altri uomini del paese, furono portati fino a Bibbiano, poi a Verona e da lì il 15 agosto furono messi sul treno per la Germania. Chiesero al ferroviere qual era la destinazione e, una volta avuta la risposta, cercarono con tutte le loro forze di non rassegnarsi: fortunatamente riuscirono a togliere un palo che ostruiva il finestrino del carro bestiame in cui erano rinchiusi, a buttarsi dal treno e a mettersi in fuga. Il primo a saltare fu suo zio Giacomo, poi suo padre e poi altri trentotto: erano in ottanta, in quaranta si buttarono, anche perché il treno andava adagio. Quando fecero il controllo, perché ogni tanto li facevano, nei pressi di Trento, si accorsero che il vagone era quasi vuoto, allora misero una sentinella in ogni vagone. Era il 15 agosto e in dieci giorni, camminando di notte e dormendo di giorno nei fienili e aiutati dalla popolazione, arrivarono al Po, a Casalmaggiore passarono sulla sponda parmense, riuscendo a tornare a casa, sempre a piedi.
    Non così mio zio Guglielmo Vicini, che non ebbe il coraggio di saltare dal treno e morì in Germania.

    [testimonianze di Ezio Rozzi e Loretta Vicini tratte da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano – Scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

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    Irene Sandei
     

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  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.