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    rituali, cerimonie e usanze della civiltà contadina (Monchio delle Corti)

    Visto che le mappe di comunità hanno avuto origine nelle parrocchie, ripenso alle funzioni religiose che ai tempi della mia giovinezza (anni Cinquanta-Sessanta) avevano un ruolo molto importante, non solo per me che facevo il chierichetto: per tutti gli abitanti la vita delle parrocchie era centrale e scandiva il tempo delle giornate. I chierichetti prima di tutto dovevano imparare il cerimoniale delle funzioni religiose, quindi anche le risposte in latino da dare al celebrante. La giornata iniziava con la campana che annunciava la messa del mattino, alle ore 8; a questa funzione i chierichetti partecipavano a turno. La campana poi annunciava il mezzogiorno perché, in particolare nei periodi estivi, si lavorava in campagna e non tutti avevano l’orologio. Alla sera la campana segnava la fine dei lavori: era il momento di rivolgere una preghiera alla Madonna, per questo si diceva “suonare l’Ave Maria” e in alcune famiglie si recitava il Rosario. Il sabato sera la campana suonava a festa per annunciare la domenica, che era il giorno del riposo e della preghiera. La domenica si celebrava la prima messa alle ore 8, per i fedeli che erano impegnati durante la giornata, mentre la messa solenne era alle 11, rigorosamente cantata dagli uomini e dalle donne che eseguivano una strofa a turno ed era detta “Messa degli Angeli”. Nel pomeriggio alle ore 15 si cantavano i vespri, salmi e canti dedicati alla Madonna, in particolare il “Magnificat” che terminava con la benedizione solenne in cui si mostrava l’ostia con l’Ostensorio. Le celebrazioni funebri iniziavano con il suono che rintoccava (intervallato) e annunciava la morte di un fedele: sei rintocchi per una donna, nove per un uomo. Il funerale partiva dall’abitazione del defunto accompagnato da cantori con il canto “Miserere” fino alla chiesa. Qui si cantava “l’ufficio dei morti”, dalla chiesa al cimitero si cantava “Benedictus” che è il canto di Zaccaria. Il tutto durava tre ore. Nel mese di ottobre il viale del cimitero veniva illuminato perché si recitava il Rosario nel cimitero per otto sere e tutto ciò era detto l’Ottavario dei morti. In tutte le tombe venivano accese le candele, per noi ragazzi era un divertimento accenderle e spegnerle. A Natale la messa veniva celebrata a mezzanotte e veniva cantata, terminava con il bacio alla statua di Gesù Bambino, e i ragazzi cantavano “Tu scendi dalle stelle”. I chierichetti nelle loro case facevano il presepe e alla fine i ragazzi stessi premiavano il più bello, mentre in chiesa veniva allestito il presepe con statue di dimensioni maggiori di quelle dei negozi. Nel periodo delle vacanze natalizie, noi bambini, il primo giorno dell’anno, andavano casa per casa con un sacchetto di tela e bussavano alla porta per un dono che veniva chiamato “strenna”. Quando le persone aprivano la porta, formulavamo una frase in dialetto: “Bon dì, bon ann, em f ev la stréna ch’l’é ’l primm ed l’ann? E buss e buss e se en me f ē la stréna ev piss en-t-l’ uss” (Buongiorno, buon anno, mi fate la strenna, ché è il primo dell’anno? Busso e busso e se non me la fate, vi faccio pipì sull’uscio). Il 17 gennaio ricorreva la festa di San Antonio Abate e noi chierichetti accompagnavamo il sacerdote che andava dai contadini a benedire gli animali e le stalle. La settimana prima della Pasqua, invece, venivano benedette tutte le case e pure le uova che poi venivano mangiate la mattina di Pasqua. Dei due chierichetti uno portava “l’Asperges” e l’altro portava il cestino dove venivano messi i doni dei fedeli: di solito erano uova e soldi di carta. In quel periodo c’era la neve e il chierichetto a volte scivolava e faceva la “frittata”. La settimana di Pasqua iniziava con la Festa delle Palme, in cui il celebrante benediceva i rami di ulivo che poi venivano dati ai fedeli e venivano tenuti in casa tutto l’anno, per scongiurare le intemperie e per tener lontano il male. In questa settimana venivano “legate” le campane e per noi ragazzi era un divertimento annunciare le varie funzioni con la zgriscla (scatola di legno a manovella con una ruota dentata all’interno) che emetteva un forte rumore. La primavera era una stagione molto ricca di cerimonie religiose. Il 25 aprile e i tre giorni precedenti l’Ascensione avevano luogo le “rogasion”, le rogazioni (dal latino rogatio, richiesta) che il popolo rivolgeva a Dio, con processioni rivolte verso i punti cardinali e intese a propiziare il buon esito delle semine e dei raccolti nei campi, ma anche per chiedere protezione dagli eventi catastrofici e la liberazione dalle malattie e da ogni male. In quei giorni, il parroco, seguito dai fedeli, partiva dalla chiesa e si incamminava lungo una strada che portava in campagna e con il canto delle litanie dei santi, si procedeva lungo un percorso prefissato sino a giungere ad una “maestà”. Ogni giorno, la direzione del corteo era diversa, in modo che tutti i luoghi del paese potessero ricevere i benefici delle “rogasion”. Questo rito aveva probabilmente reminiscenze dei culti pagani, per il popolo era assai importante, perché la vita di allora era legata ad un’economia strettamente agricola e quindi soggetta agli eventi atmosferici. Impotenti di fronte alla forza degli elementi naturali, gli uomini si rivolgevano a Dio perché tenesse lontana ogni calamità dalla loro terra che, coltivata con tanta fatica, rappresentava per ogni famiglia la quotidiana sopravvivenza. A rimarcare la richiesta di protezione per i raccolti, vi era anche la festa di “Santa Croza” che cadeva il giorno 3 maggio di ogni anno; durante questa celebrazione, in chiesa, il prete benediceva le piccole croci in legno fatte dai contadini, i quali in seguito le avrebbero portate nei campi coltivati a grano o altro cereale. Così pure si bruciava un rametto di ulivo benedetto unitamente a preghiere ed invocazioni, in occasione di forti temporali che potevano danneggiare il raccolto. Nel mese di maggio, inoltre, alle ore 20 si recitava il Rosario in chiesa e venivano cantate le litanie dei Santi, seguite dalla benedizione.
    [testimonianza di Paolo Barlesi tratta da “Mappe di comunità di Monchio delle Corti e Palanzano” – scuola di Palamonchio (I.C. Corniglio) a.s. 2016-2017]

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    Comune

    Monchio delle Corti

    Indirizzo

    Via B. Alpina Julia, 43 - 43010 Monchio delle Corti (PR)

    Inviato da

    Irene Sandei
     

    rituali, cerimonie e usanze della civiltà contadina (Monchio delle Corti)

    Via B. Alpina Julia, 43 - 43010 Monchio delle Corti (PR)
  • FAQ

    Cosa posso segnalare?

    Puoi segnalare tutto ciò che ritieni culturalmente importante e che secondo te identifica il territorio e la comunità parmensi. Il bene segnalato può essere di natura materiale (un immobile, oggetti d’uso quotidiano, giochi…) oppure immateriale (leggende, canti tradizionali, riti…). Il bene non deve avere necessariamente un valore storico-artistico e turistico, ma deve essere espressione di un valore nel quale la comunità parmense si riconosce.

    Che cos’è un’eredità culturale?

    È un insieme di beni, oggetti, tradizioni, melodie, paesaggi, percorsi che rappresentano la realtà che ci circonda e che ci porta a volerlo condividere con gli altri membri della comunità a cui si è vicini e legati.

    Cosa si intende con “comunità patrimoniale”?

    Con comunità patrimoniale s’intende un gruppo di cittadini che vuole sostenere, con pubbliche azioni, un patrimonio culturale ritenuto degno di essere trasmesso alle future generazioni.

    Perché partecipare?

    Partecipare come individui, all’ interno di una realtà territoriale concreta, per segnalare i beni e l’eredità culturale nei quali vi rispecchiate e che vorreste salvaguardare.

    Cosa sperate di ottenere?

    Speriamo di ricavarne un vero e proprio inventario che permetta di salvaguardare tutti quegli aspetti/elementi identitari che caratterizzano ogni comunità del territorio parmense. Grazie al vostro contributo e grazie alla possibilità di geolocalizzare il bene segnalato sarà, inoltre, possibile realizzare mappe sovrapponibili; da tali mappe emergerà una visione concreta della dislocazione di tutti gli elementi segnalati.

    Come vengono trattati i miei dati?

    I dati personali saranno visibili unicamente dal gestore del sito e non saranno consultabili dagli utenti che accederanno alla piattaforma al fine di inserire una propria segnalazione. Tali dati verranno trattati dall’ente gestore nel rispetto scrupoloso delle norme vigenti sulla privacy.

    Come faccio a caricare una fotografia, un audio o un video?

    Nella sezione 5 del modulo, trascinare i file nell’apposito form direttamente dal proprio computer oppure cliccare sul bottone “Seleziona i file” e sceglierli attraverso l’apposita finestra di dialogo.

    Posso segnalare un elemento culturale riguardante un territorio differente dal luogo di mia residenza?

    Certamente è possibile segnalare ciò che si ritiene faccia parte del proprio bagaglio culturale, al momento l’unico limite territoriale è posto entro i confini della provincia di Parma.

    È possibile fare una segnalazione in forma anonima?

    Non è possibile fare una segnalazione anonima poiché non rispecchia la finalità di questo progetto, ovvero l’avvio di comunità patrimoniale intesa come insieme di persone riunite attorno/attraverso un elemento comune e che ne definisce in qualche modo l’identità.

    Come posso inserire dati che ho raccolto nel tempo da altre persone che me le hanno raccontate?

    È sufficiente compilare il modulo per il numero di volte quanti sono i contributi da inserire.

    È possibile fare una segnalazione che vale per più persone?

    Sì, basta compilare il modulo un’unica volta e inserire nei dati personali il nome del gruppo o dell’organizzazione o, in alternativa, il nome e cognome di un singolo rappresentante del gruppo.

    Chiunque può inserire oggetti patrimoniali o solo i residenti in provincia di Parma?

    Chiunque, ma gli oggetti patrimoniali segnalati devono fare riferimento esclusivamente a Parma e provincia.

    Come posso geolocalizzare un bene che copre un areale vasto?

    In questa circostanza, come per esempio un racconto diffuso in una intera valle, piuttosto che una ricetta tipica di un intero comune o più comuni, sarà sufficiente inserire il luogo che si ritiene più pertinente e specificare nel campo libero, dedicato al racconto, l’areale interessato.

    Chi approverà o meno i contenuti che verranno inseriti? Con che criterio?

    I contenuti verranno approvati da un team di esperti che analizzeranno le proposte e le segnalazioni fornite dai cittadini.

    Dopo quanto tempo i contenuti saranno visibili online?

    Tutti i risultati del progetto verranno pubblicati periodicamente dopo la verifica del team di esperti.

    La raccolta di dati è finalizzata a un progetto già definito da attuare sul territorio?

    La raccolta dei dati è finalizzata alla realizzazione di un archivio – un database, visualizzabile anche su mappe, attraverso Gis – che verrà messo a disposizione delle comunità stesse, così come delle amministrazioni locali, affinché da questi dati possano scaturire iniziative, eventi, incontri volti alla loro valorizzazione.